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UDC grigionese: Assemblea di nomina a Coira, 27 aprile 2011

Intervento di Livio Zanolari, nominato candidato per il Consiglio Nazionale

Gentili Signore e Signori

In questo mio breve intervento desidero soffermarmi sulle relazioni, a volte problematiche, tra la Svizzera e l’Unione Europea (UE). Come sicuramente sapete quando si parla dei rapporti con l’UE, l’UDC, tra le compagini politiche elvetiche, si trova spesso da sola nella difesa della nostra sovranità. L’UE, specie durante l’attuale legislatura, ha alzato i toni contro la Svizzera. Vuole che il nostro Paese si leghi all’UE a livello istituzionale, vale a dire che riprenda automaticamente il diritto europeo. Mi limito a citare solo alcuni degli interventi degli ultimi mesi:

– L’ambasciatore dell’UE a Berna Michael Reiterer ha posto più volte le condizioni alla Svizzera: “Interpretazione unitaria del diritto dell’UE. Ripresa del nuovo diritto dell’UE. Ripresa della giurisdizione dell’UE.”

– Il Primo Ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker, riferendosi alla Svizzera nel contesto europeo, l’ha qualificata con il termine offensivo “geostrategisches Unding”, che io traduco “nullità geostrategica”.

– Il presidente della Commissione dell’UE José M. Barroso, nel recente incontro con la Presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, ha chiesto alla Svizzera un salto di qualità delle relazioni con l’UE. Esige regole più chiare e omogenee, in cui la questione istituzionale è molto importante. Anch’egli chiede infine alla Svizzera di riprendere il diritto e la giurisdizione dell’UE. Da parte sua, durante la conferenza stampa seguita a quell’incontro, anche la Presidente della Confederazione Calmy-Rey ha parlato di approccio unitario e coordinato, specie nelle questioni istituzionali.

Gli esponenti europei provano un sentimento di avversione nei confronti dell’indipendenza della Svizzera. La vogliono legare istituzionalmente; in tal caso la Svizzera sarebbe tenuta a riprendere il diritto dell’UE e perderebbe una buona fetta della sua autonomia.

 L’unica compagine politica elvetica che si oppone con coerenza e senza mezzi termini ai tentativi d’interferenza nella nostra sovranità è l’UDC, che ha pure criticato pubblicamente gli interventi appena citati.

Decisiva la prossima legislatura

In futuro e soprattutto dopo le elezioni del Legislativo elvetico, fissate per il prossimo 23 ottobre, e l’elezione del Consiglio federale in dicembre, il nostro Paese subirà nuove e insistenti pressioni, affinché si leghi maggiormente all’UE e ne riprenda automaticamente il diritto. Sarà quindi una legislatura d’importanza vitale per l’avvenire della nostra Confederazione e per la tutela dei valori fondamentali; l’indipendenza, la neutralità, la democrazia diretta, il federalismo.

A Berna occorrono forze in grado di non compromettere il nostro futuro. Nei confronti dell’UE va assunta una posizione chiara che si può sintetizzare in questo modo; la Svizzera è fermamente decisa a mantenere la sua indipendenza, non vuole legarsi a livello istituzionale e tantomeno riprendere automaticamente il diritto europeo. Purtroppo, la maggioranza dei membri dell’esecutivo elvetico non è intenzionata a portare avanti questo discorso. A inizio anno il Consigliere federale Schneider-Ammann ha annunciato come il nostro esecutivo sia disposto a cercare soluzioni possibili alle questioni istituzionali ancora aperte. Una prova di questo atteggiamento ci è stato fornito pochi giorni or sono anche dalla Consigliera federale Leuthard, in occasione dell’incontro con il Commissario europeo all’energia Oettingen, con il quale ha discusso un possibile accordo sull’energia tra la Svizzera e l’UE. Anche qui la richiesta perentoria dell’UE è sempre la stessa: legame istituzionale.

Paradossalmente il problema non va ricercato tra i ranghi dell’UE, ma in seno ai nostri esponenti politici, che non hanno né l’intenzione né il coraggio di dire che la Svizzera non accetta nessun meccanismo di legame istituzionale, poiché non vuole sacrificare la propria indipendenza.

Esperienze negative

La Svizzera ha già fatto le sue esperienze negative proprio con i dossier Schengen/Dublino, ai quali è purtroppo già legata nella ripresa automatica del rispettivo diritto europeo. Mi limito a ricordare il fatto legato all’attualità, in cui l’Italia, concedendo il soggiorno temporaneo a migliaia di tunisini non si è attenuta agli accordi, provocando la ferma reazione della Francia dapprima, ma poi anche di altri paesi, fra cui la Svizzera.

Ora l’Italia, e paradossalmente anche la Francia dopo l’incontro del 27 aprile tra il Primo Ministro Silvio Berlusconi e il Presidente Nicolas Sarkosy, vorrebbero rivedere gli accordi di Schengen/Dublino. Quale firmataria di questo accordo la Svizzera dovrebbe semplicemente riprendere eventuali modifiche legislative decise a Bruxelles, anche se non le condividesse. Questo è solo un esempio delle conseguenze sfavorevoli dell’integrazione del nostro Paese a livello delle istituzioni europee.

Come curare i contatti con l’UE?

Da sempre la Svizzera ha dato prova di essere in grado di gestire buoni rapporti con l’estero, anche con l’UE, in particolare con gli stati che ci circondano e soprattutto con le regioni confinanti e con la loro gente. Il nostro Paese ha per esempio contribuito a mantenere stabile la regione balcanica. Dobbiamo procedere sulla stessa linea con il nostro tradizionale spirito di apertura e di collaborazione, ma non possiamo commettere l’errore, a mio avviso, di fare concessioni per quanto riguarda il nostro diritto di operare in autonomia nel campo legislativo e giudiziario. I numerosi accordi e contratti che abbiamo con l’UE valgono sempre ancora. Si possono disdire o eventualmente modificare se le parti ne manifestano l’interesse. Tuttavia, la modifica delle nostre leggi deve essere decisa da noi stessi, anche in futuro, altrimenti come nel caso di Schengen/Dublino, saremmo costretti ad attuare quanto Bruxelles decide.

Va inoltre posta particolare attenzione agli scambi che avvengono a ridosso del confine, tra la gente che vive in prossimità della frontiera. L’intesa costruita negli scorsi decenni tra associazioni pubbliche e private a livello locale, specie nel campo del commercio, non può essere vanificata da una pericolosa spinta centralizzatrice che toglierebbe molte competenze e spazio di manovra alla popolazione delle nostre regioni periferiche e di confine.

Nell’ambito della campagna elettorale mi voglio impegnare, in una delle due liste dell’UDC capeggiate da Jon Peider Lemm e Heinz Brand, affinché le decisioni che ci riguardano vengano prese dalla nostra gente andando alle urne. Sappiamo invece che le decisioni nell’UE sono prese solo da un’élite di pochi politici. E sappiamo pure che l’UE è spinta da una pesante dinamica centralizzatrice, burocratica e cara (in termini di soldi), per niente compatibile con i nostri principi legati al federalismo e alla democrazia diretta, in cui le piccole entità pubbliche e private danno molta importanza all’autocontrollo e all’autogestione.

Livio Zanolari, Candidato al Consiglio Nazionale

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