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Il Cantone su Repower: strategia o navigazione a vista?

Il Cantone su Repower: strategia o navigazione a vista?

In queste ultime settimane abbiamo potuto apprendere la notizia che il capitale azionario di Repower sarà aumentato e che il Cantone cederà la maggioranza del pacchetto azionario a due nuovi partner, la EKZ (azienda elettrica del Canton Zurigo) e la UBS Clean Energy Infrastructure Switzerland. L’operazione porterà all’azienda con sede a Brusio liquidità per 150 milioni di franchi. Una bella boccata di ossigeno quindi che dovrebbe contribuire a rilanciare la società. Tutto bene quindi? Facciamo una breve cronistoria per capire meglio:

Fino al 2012

Il Cantone dei Grigioni partecipava al suo gioiello con una quota del 46%. Il resto delle azioni era in mano a due grossi partner svizzeri e in parte a piccoli azionisti. Grazie a un contratto di azionariato, il Cantone poteva contare sulla metà dei membri del Consiglio di amministrazione e sul presidente del Consiglio di amministrazione, nonostante disponesse di una partecipazione inferiore alla metà del capitale azionario. In questo modo il Cantone aveva un rilevante influsso su Repower. Repower usciva da un decennio di forte espansione. Ma già da alcuni anni l’Europa e in seguito anche la Svizzera avevano virato violentemente verso il sussidio all’energia rinnovabile. Nel frattempo, Repower, individuava nelle energie fossili un’opportunità di diversificazione.

Anno 2012, anno di scelte importanti

Purtroppo la storia non ha voluto che i progetti avviati andassero a buon fine. Anzi, la crisi economica soprattutto in Italia non ha tardato a farsi sentire. È allora che l’Alpiq (uno dei leader nella produzione e nel commercio di energia in Svizzera), decide di sbarazzarsi della partecipazione in Repower. Il Cantone dei Grigioni, invece di lasciar trovare ad Alpiq il suo successore, decise di investire svariati milioni di franchi e acquistò un altro 12% di Repower al prezzo di 180.- franchi per ogni singola azione. L’intento era di cedere questa partecipazione entro breve termine a Comuni grigionesi oppure a nuovi azionisti privati. Il Cantone si trovò quindi con il 58% di partecipazione in Repower. A quel punto l’UDC grigionese criticò il Governo di non aver imposto ad Alpiq stessa di trovare un nuovo partner. Pochi mesi fa l’UDC grigionese informava in merito alle sue preoccupazioni: per dare una svolta era necessario cambiare la struttura dell’azionariato coinvolgendo partner privati e tornando al più presto alla situazione antecedente, ossia mantenere una partecipazione di minoranza ma sempre con una partecipazione importante tale da permettere al Cantone di porre dei correttivi in caso di bisogno. Intanto quest’operazione, che fra l’altro non sembra aver portato chissà che beneficio, al Cantone è costata oltre i 70 milioni di franchi.

Anno 2016, mese di maggio

Come un fulmine a ciel sereno arriva l’annuncio: EKZ e UBS CEIS parteciperanno in modo importante in Repower. Al Cantone resta una partecipazione del 22%. Ma quest’operazione è positiva o negativa? A breve termine un’iniezione di liquidità di 150 milioni di franchi non può che essere salutata positivamente. Come positivo è che ci sia un certo interesse nell’investire in Repower. Potrebbe significare che si prevede un futuro più roseo. La speranza che pensiamo accomuni tutti i poschiavini e grigionesi è ovviamente questa. Ma ancora una volta sarà il mercato e le qualità manageriali della direzione di Repower a decidere il suo futuro. Per non dimenticare l’influsso delle decisioni politiche a livello federale e internazionale per il momento ancora molto incerte. Quindi in questo caso potremmo dire che si tratta di una scommessa: se sarà vinta saremo tutti contenti e felici. Ma se sarà persa?

Il potere del Cantone in Repower

Con una partecipazione di solo il 22%, il Cantone perde qualsiasi potere decisionale in Repower. E tantomeno una così piccola partecipazione giustifica un contratto di azionariato che garantisca determinati diritti al Cantone. A decidere il futuro di Repower saranno quindi i due nuovi partner, i quali hanno investito i loro soldi per avere un ritorno economico. A essi certo non si può pretendere di avere come prima priorità il futuro della Valposchiavo, della Surselva o della Prettigovia. Se la situazione di difficoltà economica dovesse permanere, è facile prevedere che a medio-lungo termine Repower dovrà ulteriormente ridimensionarsi, riposizionarsi e soprattutto contenere i costi. A quel punto sarà pressoché impossibile fare imposizioni a Repower e le promesse orali in merito alla sede o quant’altro si scioglieranno come neve al sole. Questo fatto è stato fortemente contestato dall’UDC grigionese, la quale chiedeva una forte partecipazione di minoranza al Cantone con diritti garantiti da un contratto di azionariato, pur lasciando una chiara impronta imprenditoriale e privata nella gestione societaria.

E i nostri politici?

Il Capodipartimento, On. Mario Cavigelli, difende la scelta fatta come unica possibile e percorribile. Senza accorgersene ha invece ceduto un importante asso nella manica. Possibile che il Cantone dei Grigioni, con un miliardo di capitale proprio a bilancio (di cui centinaia di milioni in liquidità), non abbia partecipato all’aumento di capitale per garantirsi una partecipazione più cospicua e maggiori diritti? Possibile che il Cantone dei Grigioni non creda nel rilancio della propria azienda elettrica?

Il Consigliere agli Stati, On. Martin Schmid, siede contemporaneamente sia nel Consiglio di amministrazione di Repower, che nel Consiglio di amministrazione di UBS CEIS. Quando dovrà prendere una decisione in merito alle strategie di Repower, valuterà il caso dal punto di vista dell’investitore che si aspetta forti utili dall’azienda, oppure come Consigliere agli Stati che tiene conto pure dei bisogni della periferia?

Conclusione

Dopo quattro anni di subbugli si può forse tirare una riga e chiederci: il Cantone in questi anni ha agito con una chiara strategia oppure sta navigando a vista? Certo ora era urgente intervenire perché non farlo avrebbe significato probabilmente la scomparsa di Repower. L’impressione è però nettamente quella che il Cantone reagisce alle situazioni troppo tardi, quando le varianti si assottigliano e si è più vulnerabili. E questo ci sottopone a grandi rischi. L’augurio è ovviamente che con quest’operazione Repower torni a diventare un’azienda forte per le periferie cantonali e che quindi il rischio si trasformi in opportunità. Questo ci auguriamo noi, ma pensiamo se lo augurino la Val Poschiavo, la Surselva, la Prettigovia come pure gli impiegati.

UDC Valposchiavo

www.udc-valposchiavo.ch

 

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