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Accordo quadro con l’UE: Litigi programmati

In Svizzera assistiamo a un’accesa discussione sulla bozza di un Accordo quadro (legame istituzionale) con l’Unione europea.
L’accordo contiene tante belle parole che fanno pensare a qualcosa di molto promettente: modernizzare, efficienza, flessibilità, ripresa dinamica del diritto UE, riduzione delle disparità, unitarietà, sicurezza giuridica, omogeneità, integrazione, ecc.

Nella lettura di questo accordo di 35 pagine, in cui ricorrono appunto con insistenza le belle parole menzionate sopra, mi chiedo in continuazione quali possano essere i vantaggi e gli svantaggi soprattutto per le nostre regioni alpine. Più leggo questo testo e più mi convinco che dobbiamo stare alla larga da un accordo che ci priva dei nostri diritti democratici, della nostra autonomia (anche a livello comunale) e quindi delle condizioni di vita e di sviluppo nelle nostre valli.

L’accordo ci fa credere che la Svizzera potrà continuare ad affidarsi ai contratti bilaterali. In realtà accadrebbe esattamente il contrario. Le modifiche dei contratti bilaterali, tutt’ora validi, non avverrebbero più a livello di trattativa bilaterale, ma sarebbero dettate in modo unilaterale dall’UE.

Se accettassimo l’Accordo quadro che in una prima fase si limiterebbe all’agricoltura, al traffico terrestre, al traffico aereo, agli ostacoli tecnici al commercio e alla libera circolazione delle persone, la Svizzera non avrebbe più nulla da dire in questi cinque ambiti. Dovrebbe riprendere il diritto europeo senza batter ciglio. E se si opponesse rischierebbe sanzioni.

Evitiamo di essere ingenui!

Nell’articolo 4 dell’Accordo quadro si stabilisce che i rispettivi accordi e gli atti giuridici dell’Unione europea vanno interpretati e applicati in modo uniforme nell’ambito del mercato interno al quale la Svizzera partecipa.

Che cosa significa tutto questo? Significa che l’attuazione di questo contratto di sottomissione indebolirebbe il nostro sistema di solidarietà tra le regioni svizzere, che si manifesta con migliori condizioni per lo sviluppo economico e sociale, con aiuti diretti (sussidi e incentivi), con una sana libertà nella politica fiscale, con impulsi economici in favore delle regioni. Metterebbe a rischio anche le banche cantonali e le assicurazioni fabbricati nella loro attuale forma, in quanto le regole dell’UE vietano simili aiuti e garanzie di tipo economico. Ne sarebbe colpito in modo molto grave anche il settore agricolo, che si dovrebbe sottomettere alle disposizioni di esportazione e importazione volute dall’UE. Questo minerebbe l’esistenza del settore agricolo, specie nelle regioni alpine.

Con l’Accordo quadro l’UE avrebbe tutti gli strumenti per tenerci in scacco. Sul fronte fiscale per esempio ci dovremmo pure allineare alle regole dell’UE, alla quale dà molto fastidio che la Svizzera abbia un’IVA di soli 7.7%, mentre il tasso minimo dell’UE è del 15%. Molti stati dell’UE riscuotono un’IVA addirittura superiore al 20%.
Nella lettura dell’Accordo quadro è per certi versi incredibile quanto previsto per mettere in pratica l’articolo 4. Segue infatti una lunga serie di disposizioni che indicano come attuarlo. Si fa pure l’elenco delle eccezioni, che però possono essere concesse a condizione che siano conformi al diritto del mercato interno (Binnenmarkt) dell’UE. La competenza per eventuali eccezioni spetta a un’autorità di sorveglianza (Überwachungsbehörde), che tuttavia si dovrebbe attenere al principio di armonizzazione dell’ulteriore sviluppo del diritto come voluto dall’UE. In caso di disaccordo sull’interpretazione e sull’applicazione dell’Accordo quadro fa stato in ultima analisi, dopo una lunga procedura e l’istituzione di gremi misti, il diritto dell’UE.

La posta in gioco è alta, l’esistenza economica delle nostre regioni viene messa in pericolo, la nostra forza contrattuale viene praticamente azzerata. C’è quindi d’attendersi che la sottoscrizione dell’Accordo quadro segni solo l’inizio di una lunga serie di contese e litigi tra la Svizzera e l’UE. Il dispendio di energie, risorse e mezzi per tener botta alla potenza burocratica dell’UE sarebbe incalcolabile per il nostro Paese. Una cosa è certa. In caso di sottoscrizione dell’Accordo quadro, il coltello dalla parte del manico l’avrebbe l’UE, non la Svizzera.

Livio Zanolari
Candidato UDC per il Consiglio nazionale

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